La rivoluzione climatica

LA RIVOLUZIONE CLIMATICA
Scenari di un cambiamento planetario 

11 Febbraio – ore 18
Come si studia il clima.
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Antonello Pasini

18 Febbraio – ore 18
Riscaldamento globale ed effetti sugli ecosistemi
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Elisa Palazzi

25 Febbraio – ore 18
Clima, agricoltura e alimentazione
Riccardo Valentini

3 Marzo – ore 18
Il clima sta cambiando: perché?
Roberto Buizza

10 Marzo – ore 18
Squilibrio climatico, migrazioni e conflitti
Grammenos Mastrojeni

17 Marzo – ore 18
Mutazione del clima: minaccia per la salute globale?
Chiara Cadeddu

24 Marzo – ore 18
Economia e politiche per il cambiamento climatico
Marzio Galeotti

31 Marzo – ore 18
Etica di un bene comune
Alessandra Smerilli

Auditorium di San Barnaba, C.so Magenta 44/A – Brescia


Il pianeta si salva partendo dall’Italia

di Antonello Pasini, tratto da La Repubblica, 30 gennaio 2020

Emerge con sempre maggior chiarezza e forza che l?Italia è chiamata a un ruolo guida nella regione mediterranea e che questa, a sua volta, rappresenta un hotspot cruciale della questione climatica globale. Uno studio multidimensionale – non solo su come cambia il clima ma anche su quali saranno le conseguenze – condotto da 85 scienziati di 20 paesi mediterranei, e divulgato in anteprima alla fine del 2019, traccia un bilancio e proiezioni inquietati. La nostra regione si sta riscaldando il 20% più rapidamente della media, sono apparse più di 700 specie animali aliene, diventano endemici i megaincendi e il 90% delle specie ittiche è sul punto di collasso. Entro il 2040 si prevede che oltre 250 milioni di abitanti del Mediterraneo saranno vittime di scarsità idrica. Si prevede, poi, che il livello del nostro mare possa aumentare di 20 cm entro il 2050, che possono sembrare pochi, ma salinizzerebbero il delta del Nilo, sconvolgendo la sussistenza di milioni di persone. La lista sarebbe lunga, ma non dice tutto. La politica ha compreso che qui saltano le basi profonde di una già delicata convivenza.

Limitarsi a prendere le misure dei singoli impatti diretti vuol di re non comprendere che è in gioco una posta cruciale: ‘identità e l’unità dell’Europa e una relazione costruttiva entro il più naturale ambito di internazionalizzazione dell’economia italiana, la sponda sud del Mediterraneo e oltre essa l’Africa. A guardare il planisfero ci si accorge che l’idea di Europa – come continente a se stante – rappresenta un’anomalia. Usando i criteri di delimitazione dei continenti applicati per tutti gli altri noi non dovremmo esistere: siamo solo una piccola appendice dell’Asia. Eppure continuiamo a sentirci u continente a parte, anzi forse – con quel po’ di presunzione che una volta si chiamava eurocentrismo – ci sentiamo IL continente, il “vecchio” continente. Cosa ci distingue? Una certa unità culturale, persino fisionomica, un senso di comunità nella diversità.

Pochi si interrogano sulle radici di questa unità che non si basa sull’isolamento del proprio territorio, ma qualcuno l’ha fatto: a cominciare da Montesquieu che vedeva l’identità europea come u prodotto dell’eccezione climatica che ha benedetto l’Europa dalla fine dell’ultima glaciazione circa 10.000 anni fa. Se Montesquieu aveva ragione – e con criteri contemporanei possiamo confermare che aveva visto giusto –significa che il clima dell’Europa ha giocato un ruolo determinante nel forgiare la nostra identità e nel definire i nostri interessi. Anche la sponda sud del Mediterraneo ha beneficiato di una sua favorevole eccezionalità climatica che ha contribuito a distinguerne l’identità dal resto dell’Africa. Queste due eccezioni favorevoli sono interconnesse dall’azione stabilizzante del mare che condividiamo, e hanno creato le condizioni della rivoluzione agricola: la strutturazione sociale da cui ha preso le mosse l’organizzazione umana in campagne coltivate e centri urbani, che ancora è la nostra. E’ successo attorno al Mediterraneo: fra Europa, Anatolia, Fenicia, perché un clima stabile e prevedibile è essenziale per pianificare i raccolti.

Sennonché, l’inerzia stabilizzante di u vasto bacino d’acqua come il Mediterraneo non basta più senza l’aiuto del coprotagonista della nostra particolare fortuna climatica, il dolce e regolare anticiclone delle Azzorre. Pochi anni fa i meteo televisivi menzionavano a ogni piè sospinto questo anticiclone come annunciatore di bel tempo: ma esso appare sempre meno sull’area mediterranea e viene estromesso dagli anticicloni africani, che sconfinano sempre più prepotentemente. In pratica, cominciamo a condividere u nuovo tipo di clima con paesi della sponda sud del Mediterraneo, mentre a nord delle Alpi crescono altre modifiche che divaricano il clima mitteleuropeo dal nostro. Ma se concordiamo con Montesquieu – il clima è n fattore determinante nel comporre interessi e identità dei popoli – non è solo una questione di piogge e temperature. In pratica, per l’Italia, significa che alla nostra identità europea inizia a sovrapporsi una comunione di interessi con chi condivide l’anticiclone africano, mentre rischiamo di distanziarci da alcune prospettive che finora ci ancoravano saldamente all’Europa.

Non è solo una questione di venti e piogge e nemmeno dottamente antropologica: si tratta di economia, commercio e geopolitica. Ad esempio, con il riscaldamento dell’Artico e il restringimento dei ghiacci si stanno liberando alcune rotte commerciali marittime polari – i mitici passaggi a nord-est e a nord-ovest – che rischiano di privare i nostri porti, o il canale di Suez, di moltissimo traffico. Dovremo fare i conti con la migrazione a nord di alcuni vitigni che per noi sono identitari (e una gran bella fonte di proventi). Se non stiamo attenti questo rischia di spaccare l’integrazione europea i due gruppi con interessi divergenti. Ma non ci sono solo le sottrazioni, ci sono anche le aggiunte. Qualcosa perdiamo perché migra a nord, ma qualcosa guadagniamo in provenienza da sud, condividendola con altri popoli in una nuova comunità di interessi. Ad esempio la comunità “forestale” – coloro che per passione o denaro tutelano la vegetazione – sta sperimentando un’integrazione e un’intensificazione della collaborazione fra le due sponde del Mediterraneo.

C’è sempre stata una cooperazione forestale globale per l’ecosistema planetario, ma in questo nuovo club mediterraneo, si sta intensificando; e non è solo frutto di una crescente consapevolezza ecologica: la vegetazione originaria della sponda meridionale del Mare Nostrum è l’unica che potrà permanere produttiva sulla sponda nord entro pochi anni e quindi salvare la funzionalità di intere economie nazionali.


Una lapide in via Mazzini

venerdì 7 febbraio 2020 – ore 20.30

Teatro SANT’AFRA Vicolo dell’Ortaglia, 6 – Brescia

Nell’ambito delle iniziative per il Giorno della Memoria 2020

UNA LAPIDE IN VIA MAZZINI

Dal racconto di Giorgio Bassani
Adattamento teatrale di Carlo Varotti

Il lavoro, ispirato a un racconto tratto dalla Cinque storie ferraresi di Bassani (1956), parla di un ebreo ferrarese, Geo Josz, reduce dal campo di concentramento di Buchenwald, che – tornato a casa alcuni mesi dopo la fine della guerra – trova in città una lapide che contiene il suo nome tra quelli degli ebrei ferraresi morti nei lager nazisti.

La sua drammatica, ma nel contempo grottesca, condizione di morto vivente, lo spinge a farsi testimone della tragedia immane dell’olocausto; ma anche a scontrarsi con la voglia di dimenticare dei suoi concittadini, che vivono la sua presenza con un oscuro e indeterminato disagio.

Il racconto di Bassani propone così una meditazione in cui il tema della sofferenza del sopravvissuto si annoda con quello della memoria, come dovere civile e prima ancora umano.

Un dovere la cui necessità sembra essere ribadita da recenti e inquietanti episodi di cronaca. La scorta necessaria per un’anziana sopravvissuta del lager come Liliana Segre non è che uno dei tanti, inquietanti segni, del ritorno di ideologie e furori (dall’antisemitismo alla prevaricazione totalitaria nazifascista) che sembravano definitivamente tramontati dall’orizzonte europeo.

INGRESSO GRATUITO PER LE SCUOLE E LA CITTADINANZA


Aspettando “I martedì di San Barnaba” 2020 partecipa ad un’indagine che valuta quanto incide lo stile di vita di una persona sul cambiamento climatico

L’impatto del tuo stile di vita sull’ambiente si può misurare stimando la quantità da te prodotta di anidride carbonica, il gas serra maggiormente responsabile dell’innalzamento della temperatura del pianeta.

Per ottenere questa misura puoi determinare la tua IMPRONTA ECOLOGICA DEL CARBONIO, cioè la quantità di anidride carbonica ( in tonnellate annue ) prodotta dal tuo modo di vivere.

Ti chiediamo di dedicare qualche minuto per partecipare alla nostra indagine seguendo le DUE ISTRUZIONI 1) e 2) riportate di seguito.

1)  Determina la tua IMPRONTA ECOLOGICA del Carbonio. A tal fine clicca qui  e sarai indirizzato al sito di WWF Svizzera, dove puoi calcolarla rispondendo al questionario.
Nella compilazione considera che un franco svizzero (CHF) corrisponde a circa 0,90 EUR. 

Alla fine del questionario verrà indicato il valore della tua IMPRONTA. Prendi nota del valore ottenuto, poi ritorna su questo sito della Fondazione Trebeschi da cui sei partito e segui le indicazioni del punto 2).

2) Ottenuto il valore della tua IMPRONTA clicca qui  , rispondi alle 4 domande che troverai e premi INVIO.

TI RINGRAZIAMO PER AVER PARTECIPATO !

CONCLUDENDO DEVI SAPERE CHE:

* I questionari sono assolutamente anonimi.

* Se il numero dei partecipanti a questa indagine sarà abbastanza alto verrà effettuata un’indagine statistica con questi dati e i RISULTATI saranno publicati su questo sito. Chiedi quindi ai tuoi amici di partecipare!

 


“Pianeta bollente. E tu?”

REGOLAMENTO DEL CONCORSO

  • Il Concorso, proposto dalla Fondazione Calzari Trebeschi, in collaborazione con la Fondazione ASM e con l’Ufficio Scolastico Provinciale, è destinato agli studenti della scuola superiore di II grado che avranno partecipato ad almeno tre conferenze del ciclo  “LA RIVOLUZIONE CLIMATICA” che si terrà a partire dal prossimo 11 febbraio presso l’Auditorium S.Barnaba.
  • Viene richiesta la realizzazione di un video della durata massima di tre minuti.
  • Il contenuto del filmato deve riguardare i cambiamenti climatici. Per esempio, il video può ispirarsi ad alcune delle tematiche trattate nelle conferenze del ciclo di cui al primo punto oppure può rappresentare comportamenti e scelte individuali o collettive atte a mitigare il surriscaldamento del pianeta e i suoi conseguenti effetti.

Il prodotto:

  • può essere realizzato da uno o più studenti;
  • non dovrà contenere materiale soggetto a diritti di copyright e/o di proprietà intellettuale di terzi;
  • deve essere inedito, pena l’esclusione dalla gara;
  • deve essere consegnato o inviato alla Fondazione Trebeschi all’indirizzo:  info@fondazionetrebeschi.it   entro e non oltre sabato 11 aprile 2020.

Verranno premiati i tre migliori video secondo le seguenti modalità:

     Primo classificato: € 350

     Secondo classificato: € 250    

     Terzo classificato: € 200

     L’ammontare dei premi è offerto dalla Fondazione ASM, gruppo A2A.

La data e le modalità della premiazione verranno comunicate sul sito della Fondazione Trebeschi.


In ricordo di Renzo Baldo (19 gennaio 1920 – 28 novembre 2017)

Cade il 28 novembre il secondo anno dalla morte di Renzo Baldo, personalità bresciana tra le più significative del Novecento, che la Fondazione ha avuto l’onore di avere tra i soci fondatori e tra i principali protagonisti delle proposte culturali realizzate dal giugno del 1974 alla data della morte.
Per ricordarlo si è pensato di pubblicare il testo rivisto del profilo di Renzo Baldo esposto oralmente in occasione della serata a più voci a lui dedicata il 29 novembre 2018 e tenuta presso la Sala Giudici di Palazzo Loggia, con la partecipazione dell’amministrazione comunale, per iniziativa della famiglia, della Libreria Rinascita e della Fondazione:

In ricordo di Renzo Baldo